L’UDIENZA
Ammantato di un’ampia toga cobalto in lana di Tasmania, scultoreamente panneggiata e ornata di vistose cordoniere ambrate, il pomposo tocco in velluto sulla testona spelacchiata, il Giudice fa il suo ingresso in aula e, con incedere claudicante, guadagna il trono a lui assegnato.
A distanza inconcepibilmente ravvicinata una persona mediamente attenta potrebbe distinguere che la nivea pettorina, prorompente dalla toga, è impreziosita dal ricamo multicolore d’un’arcigna aquila che, tra il sole e la luna, brandisce un gladio e una bilancia a bracci eguali sui cui piatti sfalsati sono cesellate, rispettivamente, le parole “Lex” e “Iniuria”. Soltanto un osservatore quanto mai pedante si accorgerebbe, invece, che ai piedi del rapace campeggia, inserita in un cartiglio, la scritta a lettere d’oro “Pulchrum est alba et atra discernere”.
GIUDICE SUPREMO Agente, faccia sedere il villanzone!
Il Quinto poliziotto piega a viva forza l’imputato.
Dichiariamo aperto il dibattimento. Se vuol primariamente sgombrare il campo, esimio Procuratore, dalle potenziali questioni pregiudiziali, preliminari o incidentali...
PROCURATORE Riteniamo che non ne sussistano di alcun tipo, preclaro Giudice, per cui (puntando Zace come una scutigera da schiacciare ipso facto) ci limitiamo a domandarle di procedere mediante il rito dell’udienza unica avverso l’imputato Italo Zace, qui presente, per i gravi reati di cui è accusato.
GIUDICE SUPREMO Quali sono gli addebiti mossi al suddetto?
PROCURATORE Truffa, emissione di assegni senza provvista, calunnia, oltraggio e resistenza a pubblici ufficiali: in tutte e cinque le fattispecie ricorrono più circostanze aggravanti; inoltre esercizio abusivo della professione di perito elettrotecnico, attentato aggravato alla pubblica incolumità, minaccia aggravata, diffamazione, istigazione a delinquere, nonché, dulcis in fundo, oltraggio alla Corte. Ci riserviamo di incriminare il summenzionato soggetto dei reati che dovessero affiorare dall’esame diretto dei testimoni a carico.
GIUDICE SUPREMO Vista l’eccezionale rilevanza dei delitti enumerati specificatamente nonché la riserva di contestazione di ulteriori reati allorquando se ne formerà la prova piena, decretiamo, ai sensi del disposto dell’articolo 86 del codice di procedura penale, di procedere con il rito speciale indicato dall’Ufficio dell’Accusa.
Imputato, ha ben inteso i reati che le vengono ascritti?
ZACE (Balbettando) Sì, Vostro Onore.
GIUDICE SUPREMO Ed è conscio della loro estrema gravità?
ZACE Sì.
GIUDICE SUPREMO A questo Tribunale consta che lei ha rifiutato l’assistenza del difensore d’ufficio. Intende ripensarci?
ZACE No, mi difenderò da solo.
PROCURATORE Cancelliere, metta a verbale che l’accusato ha rinunciato pubblicamente al patrocinio legale.
Il funzionario adempie con intimo diletto.
GIUDICE SUPREMO Imputato, come si proclama rispetto ai crimini che le sono attribuiti?
ZACE Innocente, Vostro Onore!
GIUDICE SUPREMO A lei la parola, esimio Procuratore.
PROCURATORE Preclaro Giudice, in deroga alla prassi di esaminare preliminarmente la persona incriminata in ordine alle sue generalità ed alle altre notizie utili ai fini dibattimentali, le chiediamo di accordarci qualche minuto per illustrare i fatti che stanno alla base di questo processo e tratteggiare, di riflesso, lo schizzo morale dello Zace.
GIUDICE SUPREMO Preso atto che il rito prescelto non si connota per una soverchia rigidità formale, non riscontriamo alcun impedimento in merito.
PROCURATORE La ringraziamo, preclaro Giudice, rilevando, per incidens, che la sua equanimità nel contemperare la forma con la sostanza cade inusitata in questi tempi di illegalità dilagante, in cui il dogma rituale diventa l’appiglio per ripugnanti aberrazioni.
Il magistrato giudicante sorride vanaglorioso.
L’imputato (lo addita con il cieco furore di un dio pagano), volendo munirsi di un televisore a colori da 29 pollici, non esitava a truffare l’imprenditore Riccardo Ghiglia, titolare del centro di acquisti “Black out”, corrispondendo il corrispettivo pattuito di lire unmilionesettecentoquarantamila tramite assegno bancario senza copertura di fondi. Tale azione, di per sé già esecrabile, costituiva, del resto, il coronamento di una vorticosa serie di truffe analoghe ordite e messe a segno nell’arco di tre mesi, stroncate soltanto in virtù dell’eccellente attività investigativa degli uomini del Commissariato di Polizia.
Quantunque sprovvisto della prescritta abilitazione legale lo Zace si cimentava incautamente nell’installazione dell’apparecchio televisivo nel suo alloggio, originandone l’esplosione e un principio di incendio, ponendo in tal modo a repentaglio l’incolumità fisica di un numero non trascurabile di condomini domiciliati nel medesimo fabbricato.
A seguito di ciò ardiva impudentemente querelare il Ghiglia, il quale, a suo dire, lo avrebbe gabbato alienandogli un prodotto pericoloso ed inaffidabile. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus! Siffatta condotta, sia detto per inciso, avvalora la tesi del compianto criminologo e psichiatra forense professor Ersilio Botti, secondo cui la psicologia del delinquente va di norma collocata nell’alveo della perversione sadica, della compulsione ossessiva, cioè, di esasperare il più possibile le implicazioni e le ripercussioni digià nefaste delle proprie morbose azioni, al solo riprovevole fine di trarne un dissoluto sollazzo.
(Dopo una prolungata pausa ad effetto) Come se non bastasse, il soggetto incriminato si ribellava a più riprese contro i poliziotti che, nell’esercizio legittimo dei loro poteri, lo sottoponevano al primo interrogatorio, vituperandoli, per di più, con espressioni intollerabilmente ingiuriose.
In presenza del signor Commissario, del Medico del Tribunale e del Cappellano, addirittura si azzardava a calunniare gli inquirenti di averlo percosso, laddove, in realtà, come attestato dal referto stilato dal dottor Valerio De Meis, si era procurato alcune lievi lesioni in conseguenza di una caduta per le scale, addebitabile, peraltro, esclusivamente alla sua sconsideratezza.
Non ancora pago, si profondeva senza remore in impertinenze ed improperi gratuiti ed irripetibili a scapito del difensore d’ufficio designato dal Tribunale, avvocato Oreste Salvini, minacciandolo di morte e diffamandolo.
Arrivava altresì ad oltraggiare l’agente di polizia di guardia alla cella in cui era detenuto in attesa di giudizio e ad istigare a delinquere don Ulisse Vestri, sollecitandone la fattiva collaborazione per la riuscita di un ingegnoso piano di evasione.
Da ultimo, come Ella ha potuto constatare de visu et de auditu, osava finanche oltraggiare inqualificabilmente codesta rispettabile Corte...
ZACE (Urlando) È tutto falso! Inventato di sana pianta! Ogni parola! Lei mente sapendo di mentire! Sporca canaglia!
GIUDICE SUPREMO (Indignato) Cancelliere, aggiunga al suo elenco i reati di intralcio alla giustizia e di diffamazione aggravata nei confronti della onorevole persona del Procuratore. E lei, imputato, badi di parlare unicamente quando viene interpellato o ci costringerà ad adottare seri provvedimenti nei suoi riguardi!
Il Cancelliere esegue; Zace ammutisce.
PROCURATORE Già da questa sommaria esposizione, che ci riserviamo di rendere in prosieguo più esaustiva e che, d’altro canto, è corroborata, sempreché ce ne fosse stata necessità, dalla furia parossistica cui or ora l’accusato si è abbandonato in aula, si può ictu oculi evincere la personalità deviata e criminale dello Zace, contrassegnata da una pertinace e inescusabile sfida agli apparati democratici della Nazione e da una innata, abituale nonché sfrontata disobbedienza alle norme poste a baluardo di una ordinata e pacifica convivenza sociale.
Si ferma per un attimo, passando in rassegna, in rapida successione, i soggetti in penombra.
Preclaro Giudice, le formuliamo richiesta di procedere all’esame dell’imputato.
GIUDICE SUPREMO Acconsentiamo.
PROCURATORE Benissimo. Imputato, declini il suo nome!
ZACE Mi chiamo Italo Zace.
PROCURATORE Menzioni i suoi ascendenti diretti di primo grado.
ZACE I miei genitori?
PROCURATORE Precisamente!
ZACE Biagio Zace e Larunda Seralvo.
PROCURATORE In che giorno e luogo è nato?
ZACE A Buenos Aires, il 3 marzo del 1960.
PROCURATORE Ah! Dovrebbe godere della doppia cittadinanza...
ZACE Sì.
PROCURATORE Dove risiede?
ZACE In ***, via del Sasso n. 12.
PROCURATORE Qual è il suo stato civile?
ZACE Sono sposato con Sonia Mestroni.
PROCURATORE In che data è stato celebrato il matrimonio?
ZACE Il 25 luglio del 1992.
PROCURATORE Di quanti elementi è composto il suo nucleo familiare?
ZACE Siamo in quattro: io, mia moglie e i bambini.
PROCURATORE Che età hanno i suoi figli?
ZACE Attilio ha compiuto cinque anni il 13 marzo; Cecilia, invece, ne compirà quattro il 9 gennaio.
PROCURATORE (Sprezzante) Congratulazioni! Sono stati concepiti entrambi anzitempo e il primogenito è, nientemeno, venuto alla luce antecedentemente alle nozze.
ZACE Sì, ma non vedo il nesso.
PROCURATORE Inforchi gli occhiali della morale e lo vedrà distintamente! Qual è la sua professione?
ZACE Sono il responsabile della produzione dei “Laboratori Zerbi”.
PROCURATORE In che ambito opera il suo datore di lavoro?
ZACE Nel settore farmaceutico.
PROCURATORE Da quando presta servizio alle dipendenze del medesimo?
ZACE Suppergiù da dodici anni.
PROCURATORE Sia più preciso!
ZACE Dal 16 gennaio del 1985, ecco.
PROCURATORE Il suo incarico la gratifica?
ZACE Sì... molto.
PROCURATORE Anche da un punto di vista prettamente economico?
ZACE Non mi lamento.
PROCURATORE Quanto percepisce di paga?
ZACE Tre milioni e duecentomila lire al mese, senza contare gli straordinari e il premio incentivante.
PROCURATORE Le bastano per far fronte alle esigenze familiari?
ZACE Sono più che sufficienti.
PROCURATORE Ci dica, mette da parte del denaro mensilmente?
ZACE Sì.
PROCURATORE In che misura?
ZACE Negli ultimi tempi all’incirca mezzo milione.
PROCURATORE Così poco?
ZACE Beh, sa, oggigiorno le spese sono tante, Sonia è disoccupata e, con un paio di bimbi, non è facile accantonare di più, se non a prezzo di rinunciare a un certo tenore di vita.
PROCURATORE Dove tiene i suoi risparmi?
ZACE In banca.
PROCURATORE Può essere maggiormente esplicito?
ZACE Appena assunto ai “Laboratori Zerbi” aprii un conto corrente presso il Banco di Credito Industriale, convenzionato con l’azienda.
PROCURATORE Il suo Istituto bancario le fornisce, a richiesta, anche il libretto degli assegni?
ZACE È naturale.
PROCURATORE Ha facoltà di avvalersene subordinatamente all’effettiva disponibilità del conto oppure le viene riconosciuto uno scoperto sino ad un ammontare prestabilito?
ZACE Non posso superare il limite della cifra depositata.
PROCURATORE Quale forza oscura, ordunque, l’ha indotta a mettere in circolazione assegni senza copertura di provvista?
ZACE In tutta coscienza, non mi sono mai sognato di farlo.
PROCURATORE Eppure dalle denunce della sua banca e dei beneficiari da lei truffati, trasmesse dagli organi inquirenti di polizia e (guardando di sfuggita l’altro magistrato) trasfuse nell’incarto processuale, emerge con palmare e irrefutabile chiarezza che lei, signor Zace, è il traente di ben dieci titoli a vuoto nel lasso di tempo intercorso fra agosto e novembre di quest’anno.
ZACE (Strabuzzando gli occhi) È inaudito!
PROCURATORE (Teatrale) E per quale ragione, ohibò?
ZACE Per il semplice fatto che possiedo quasi centocinquanta milioni.
PROCURATORE La sua asserzione non risponde a verità giacché al nostro Ufficio risulta, per converso, che il saldo del suo conto corrente sia uguale a zero. (Agita verso il Giudice un pezzo di carta e poi lo presenta all’accusato) È il suo estratto conto aggiornato al 31 ottobre 1996. Ne vuol prendere visione?
ZACE (Incuriosito) Sì.
PROCURATORE Che importo legge in calce al prospetto?
ZACE Zero. Non è possibile!
PROCURATORE Ebbene, dove sono finiti i suoi fantomatici milioni? Si sono volatilizzati?
Si avvertono delle risa strozzate.
ZACE (Assorto in illazioni) Non lo so. Bisognerebbe che lo giustificasse la banca. Probabilmente si tratterà di un errore di calcolo.
PROCURATORE (Mostrandogli uno stampato) Questa è la lista dei movimenti del suo conto corrente nell’intervallo compreso tra il 1° gennaio e il 31 ottobre dell’anno in corso. Come può agilmente verificare, nei primi sette mesi sono state prelevate allo sportello, di volta in volta, cospicue somme, fino all’azzeramento del capitale.
ZACE (Senza darsi cura di controllare) Io non c’entro di sicuro con quello di cui parla!
PROCURATORE Sarà stato qualchedun altro, allora! Sua moglie, ad esempio. Ci è noto che sia cointestataria a firma disgiunta.
ZACE È vero, ma a che pro avrebbe dovuto farlo?
PROCURATORE (Sondando di sottecchi le reazioni dell’uditorio) Forse per dar sfogo a capricci un po’ inconsueti...
Si diffonde un marcato vocio in aula.
ZACE (Preoccupato) Lo escludo nel modo più assoluto! È una donna con la testa sulle spalle.
PROCURATORE Da un esteso rapporto della polizia investigativa (scartabella un dossier sabbia) si ricava, tuttavia, che la sua signora frequenta gente dai gusti, che definiremmo, esprimendoci con un eufemismo, peculiari: politici, industriali e liberi professionisti, accomunati dal malcostume di assumere stupefacenti. È accertato, d’altronde, specie a seguito della spontanea confessione resa dalla sua compagna alcune ore fa (esibisce un testo dattilografato di svariate pagine), che tutt’e due partecipavate regolarmente a una ridda di ritrovi mondani in cui si faceva appunto un uso scandaloso di stupefacenti, oltre che di superalcolici. Cosa ci sa dire in merito?
ZACE (Allibito) È assurdo! Non mi sono mai drogato in vita mia né ho mai bevuto più di qualche bicchierino.
PROCURATORE Nondimeno la sua consorte sostiene, tra l’altro, che il 5 maggio ultimo scorso interveniste ad una festicciola allestita nella villa della famiglia De Vivis, in quel di ***. Se ne rammenta?
ZACE Sì, ma andai via presto, avendo diverse incombenze da sbrigare al lavoro il mattino seguente.
PROCURATORE Pressappoco a che ora si accomiatò?
ZACE Mi faccia ricordare... Mah, saranno state le dieci, le dieci e mezza di sera.
PROCURATORE Intende dunque affermare di non essersi unito al ballo di fine serata, che diede l’aire ai laidi scenari svelati dalla sua coniuge con dovizia di particolari e qui irriferibili per riguardo alla Corte?
Un mormorio di disapprovazione si spande nella stanzucola.
ZACE (Disorientato) Ribadisco quel che ho detto!
PROCURATORE Persiste ciononpertanto un ragionevole dubbio.
Preclaro Giudice, crediamo sia giunto il momento di raccogliere la deposizione di Sonia Mestroni, onde fugare ogni incertezza in proposito e sbugiardare l’imputato.
Domandiamo inoltre al Tribunale di esentare la signora, come pure i successivi testi, dalla formula del giuramento. A conforto di quest’ultima richiesta osserviamo che il rito dell’udienza unica è improntato a criteri di sobrietà formale, pur nel solco del principio del contraddittorio fra le parti e del diritto di difesa, e rileviamo, in aggiunta, l’ora tarda, il non esiguo numero di persone da escutere e l’opportunità di non frapporre ulteriori indugi al corso della giustizia. Da ultimo evidenziamo che tutte le dichiarazioni predibattimentali acquisite dall’Ufficio dell’Accusa e confluite nel fascicolo processuale sono state rilasciate sotto solenne giuramento, in ossequio alla previsione codicistica.
GIUDICE SUPREMO Ambedue le richieste meritano un positivo accoglimento; agente, lasci passare la prima teste.
Il Quinto poliziotto guida al banco dei testimoni, situato a metà cammino fra lo scranno del Giudice e il banchetto del Procuratore, una donnina minuta, il viso floscio e la fluente capigliatura castana alquanto scomposta.
I lineamenti di Zace appaiono stravolti dall’inattesa comparsa della silhouette a lui ben nota.
PROCURATORE Vuol declinare nome e cognome al Tribunale?
MESTRONI Sono Sonia Mestroni, l’infelice moglie dell’individuo sotto processo.
ZACE (Con voce incrinata dalla commozione) Che t’hanno fatto? (Le lacrime gli rigano il volto contratto)
PROCURATORE (Accigliato) Si padroneggi, signor Zace! E lei, signora, non si lasci influenzare in alcun modo. Deponga con calma, non ha niente da temere. Il suo coniuge non è in condizione di nuocerle.
Se la sente di ripetere alla Corte quanto dichiarato all’Ufficio dell’Accusa in sede di interrogatorio preliminare, con particolare riferimento agli avvenimenti del 5 maggio?
MESTRONI Ci proverò. (Mangiucchiandosi le unghiette) Ci fu un festino, diciamo così, (le si arrossano le gote) orgiastico... ma, la imploro, non vorrei dover scendere in dettagli scabrosi.
PROCURATORE Non si dia pensiero. Ci riveli però se quella sera qualcuno utilizzò della droga e, in caso affermativo, chi la procurò.
MESTRONI Sì, dopo aver alternato cocktails e spinelli, sperimentammo una sostanza mai provata prima, un mix di speed ed LSD. Fu Italo, come al solito, a procacciarsela al mercato nero e a invogliarne al consumo gli ospiti. Inghiottimmo una pillola ciascuno, perdendo completamente il self-control trascorsa una mezz’oretta e finendo, bontà divina!, per denudarci l’un l’altro, come dire, con la stessa curiosità ed eccitazione di un bimbo alle prese con un giocattolo nuovo. Ci tuffammo quindi in piscina e... il contatto con l’acqua piuttosto freddina ci inebriò, apriti cielo!, fino a farci scatenare in sconcezze che non sarebbe gradevole descrivere in questa...
ZACE (Strillando) Maledetta bugiarda! Perché mi fai questo? (Un accesso di pianto convulso, rotto a tratti da un incomprimibile singhiozzio, gli stringe la gola)
PROCURATORE Preclaro Giudice, è doveroso a questo punto constatare l’oggettiva impervietà di proseguire, con la necessaria serenità, il dibattimento. Tutti i presenti in aula hanno avuto l’ennesima riprova che il soggetto incriminato è psichicamente instabile e, di conseguenza, facile preda di pericolosi, oltre che disdicevoli, sbalzi di umore. Proponiamo, perciò, l’adozione nei suoi confronti di speciali misure di coercizione fisica.
GIUDICE SUPREMO L’agente di polizia provveda ad apporre i ceppi alle caviglie dell’imputato e a bendargli la bocca, sicché non disturbi più l’andamento processuale!
Il questurino esegue con maniacale acribia.
PROCURATORE La invitiamo, signora, ad andare avanti in tutta tranquillità.
MESTRONI (Per nulla turbata dallo scatto del marito) Come le dicevo, gentile Procuratore, il comportamento mio e di tanti intimi amici, tutte persone ammodo e rispettabilissime, era sempre più condizionato dall’abuso di droga e di alcol. Per farla breve, da un certo momento in poi ci eravamo ridotti, Gesù Maria!, in un miserando stato di soggezione fisica e psicologica. Avevamo un bisogno folle delle porcherie che Italo ci propinava, sembravamo marionette da lui manovrate. Io stessa mi ero lasciata degradare così tanto da accettare di essere trattata come un oggetto, un trastullo sessuale, ecco. Me ne vergogno tremendamente a dirlo qua, davanti a tutti, ma non riuscivo a sfuggire alla sua irrefrenabile depravazione. (S’asciuga gli occhi vitrei con un fazzolettino rosa finemente merlettato)
Oh, mamma mia! È talmente mortificante per me riferire a un tribunale le vicissitudini del periodo più buio della mia vita, per venir fuori dal quale sto compiendo i salti mortali!
L’unica persona che si è fatta carico di rinfrancarmi è stata il professor Claustri, a cui sono ricorsa in segreto più di un mese fa, nauseata da un’esistenza debosciata e priva di prospettive, che, oltretutto, mi ha gettata praticamente sul lastrico. Il professore ha preso a cuore la mia penosa situazione e sta tentando davvero l’impossibile pur di disintossicarmi.
Zace china il capo sul petto, sconsolato.
PROCURATORE Cosa escogitò l’imputato per inverare l’ignominioso intendimento di soggiogarla totalmente alle proprie voglie? Non avrebbe potuto lei in qualunque momento ribellarsi ai di lui ributtanti impulsi e denunciarlo alla polizia?
MESTRONI Magari fosse stato tanto semplice! Se ne avessi avuto la forza non avrei esitato, ma il mio desiderio spasmodico di droga si acuiva giorno dopo giorno ed ero proprio io, stento ancora a crederlo, Signore Iddio, a umiliarmi ad invocare Italo di andare a comperarla dal suo spacciatore fidato. Come ebbi successivamente modo di capire grazie al professor Claustri, il mostro con cui dividevo il letto aveva mescolato agli alimenti e alle bevande quantità di stupefacenti dapprima minuscole, poi via via maggiori, garantendosi poco alla volta la mia sottomissione e complicità.
Zace sbotta, da sotto la benda, in un amaro gagnolio.
PROCURATORE Ma non era lei a cucinare, di regola?
MESTRONI Non negli ultimi mesi. Mi sentivo fiacchissima, indebolita al punto di essere costretta a sacrificare intere giornate al riposo. Per ovviare al problema Italo si era accordato con un ristoratore perché ci facesse servire il pranzo a domicilio. La cena, invece, la preparava lui stesso, cavandosela benino tra i fornelli.
PROCURATORE Preclaro Giudice, se ci consente, vorremmo esporle, per sommi capi, il referto medico, allegato n. 12 all’incarto, del professor Emidio Claustri, che tiene in cura la teste d’accusa. (Con falsa modestia) L’insigne studioso saprebbe illustrarlo con cognizione di causa, ma, malauguratamente, non è potuto comparire in udienza in quanto impegnato negli Stati Uniti in un importante simposio di tossicologia clinica.
GIUDICE SUPREMO Non dubitiamo minimamente che saprà, more solito, dare lustro alla toga che indossa, esimio Procuratore.
PROCURATORE Cercheremo di non deludere le aspettative della Corte.
Ebbene, da una lettura approfondita dell’atto in questione si evince con grande limpidezza la responsabilità dolosa dell’accusato nel determinare la graduale assuefazione della moglie, facendole ingerire, a sua insaputa, dosi progressivamente crescenti dei più disparati stupefacenti, sino ad annichilirne la volontà. Solamente un membro della famiglia, disserta il luminare di fama internazionale, sarebbe stato in grado di concretizzare un cosiffatto malevolo proposito. Se si considera, infatti, la tenera età dei figli della coppia Zace/Mestroni, l’inoppugnabile colpevolezza del sunnominato risalta in tutta la sua nitidezza, ergo (fissando con perfidia l’imputato) gli contestiamo l’acquisto e la detenzione di sostanze stupefacenti, nonché la somministrazione delle stesse alla coniuge, delitto, quest’ultimo, consumato con l’intento di renderla incapace di intendere e di volere e poter indi sfogare senza noie le proprie abominevoli inclinazioni.
Un inarrestabile tremore sconquassa le scapole di Zace.
Signora, urge adesso polarizzare la nostra attenzione su un aspetto singolarmente pregnante: nel corso dell’anno ha prelevato del denaro dal conto corrente cointestato a suo marito?
MESTRONI (Torcendosi le dita ingioiellate) Sì, sporadicamente, all’occorrenza.
PROCURATORE Potrebbe estrinsecare meglio il concetto?
MESTRONI Avrò ritirato al massimo qualche milione per le normali spese domestiche. Gli altri prelievi sono opera di Italo.
Zace si agita, sbatacchiando la testa.
PROCURATORE (Scrutandolo) Dalla maniera in cui si scalmana ci sembra di poter inferire che dissente dalla versione della sua consorte.
Preclaro Giudice, onde dissipare qualsivoglia perplessità in ordine a tali fatti, le effettuiamo richiesta di procedere all’escussione del ragionier Tullio Petrosillo.
GIUDICE SUPREMO Lo concediamo; agente, lasci passare il menzionato teste.
PROCURATORE Non la tratteniamo oltre, signora. Può anche uscire, se lo desidera.
La donnina sguscia via, senza tentennamenti, da un varco nella parete tra i due magistrati, effondendo dietro di sé un evanescente effluvio di mughetto, vaniglia e muschio.
Accompagnato dal gendarme, con portamento saputo un omiciattolo brizzolato di carnagione scura si accomoda al banco dei testimoni.
Renda note al Tribunale la sua identità e professione.
PETROSILLO Come no. Sono Tullio Petrosillo, addetto al servizio di sportello presso il Banco di Credito Industriale.
PROCURATORE Conosce l’imputato?
PETROSILLO Di vista, come ogni nostro correntista.
PROCURATORE Come fa a tenere a mente tante facce differenti?
PETROSILLO Gran parte della mia occupazione attiene all’apertura e alla gestione dei conti correnti.
PROCURATORE Sa dirci, per caso, se nell’ultimo anno il signor Italo Zace si è recato di persona a prelevare fondi dal proprio conto?
PETROSILLO Sì, è venuto varie volte.
L’accusato dà in smanie nel tentativo di contraddire.
PROCURATORE Serba memoria di qualche episodio in particolare?
PETROSILLO Sì. A metà luglio, quando il suo conto era quasi agli sgoccioli, chiesi al cliente se per avventura avesse necessità di accedere ad un mutuo. Gli dissi che l’Istituto era a sua disposizione per qualsiasi evenienza.
PROCURATORE Cosa le rispose a quel punto?
PETROSILLO Di non aver bisogno di alcun prestito. Soggiunse che attraversava una fase piuttosto delicata a causa degli improcrastinabili lavori di ristrutturazione della sua abitazione, ma che stava ponderando l’eventualità di dedicarsi ad un business più remunerativo che gli avrebbe permesso di rimpinguare a breve termine le sue finanze.
Zace si divincola furiosamente fino a rovinare a terra, trascinandosi appresso la sedia, con gran fracasso. Complice l’ormai insopportabile prostrazione fisiopsichica, pur affannandosi, non riesce a risollevarsi.
PROCURATORE Riteniamo possa bastare. È libero di andare, ragioniere.
Lo sportellista si riaggrega al drappello alle spalle dell’accusato.
Preclaro Giudice, Ella avrà notato come l’imputato, udite le parole del teste, abbia dato in escandescenze. La dichiarazione del Petrosillo rappresenta, in effetti, un impareggiabile indizio delle imprese delittuose che lo Zace era plausibilmente in procinto di intraprendere. Sospettiamo infatti che per sopperire alle ristrettezze economiche sempre più pronunciate si ripromettesse di votarsi allo spaccio di sostanze stupefacenti.
GIUDICE SUPREMO Molto acuta la sua deduzione, esimio Procuratore; ci complimentiamo con lei, pur dovendo nel contempo rilevare che “cogitationis poena nemo patitur”.
PROCURATORE Le siamo riconoscenti e non possiamo che convenire con la sua presa d’atto.
Quanto a lei, signor Zace, la incriminiamo del reato di false dichiarazioni rese dinanzi agli organi di polizia.
L’imputato palesa il suo avvilimento con una spallucciata.
Ci rallegriamo che abbia finalmente conquistato la posizione ottimale donde assistere al processo! Stia comodo, atteso che è ancora lunga la lista dei testimoni a suo carico.
Preclaro Giudice, le domandiamo di chiamare a deporre il dottor Sergio Scanabissi.
GIUDICE SUPREMO La richiesta viene accolta; agente, il teste a carico può accomodarsi.
Il Quinto poliziotto fa segno a uno spilungone in ghingheri, i chiassosi calamari accentuati dagli occhialacci a fondo di bottiglia, di prendere posto.
PROCURATORE Si qualifichi davanti alla Corte.
SCANABISSI Sono Sergio Scanabissi, direttore della filiale n. 2 del Banco di Credito Industriale, con sede qui in città.
PROCURATORE Dottor Scanabissi, lei è la persona più adatta a ragguagliarci sulla girandola di titoli di credito senza copertura sottoscritti e fatti circolare dallo Zace.
SCANABISSI (Serioso) Volentieri, signor Procuratore. Innanzitutto posso dirle che nella mattinata del 12 novembre ultimo scorso, dietro espressa delega conferitami dal rappresentante legale dell’Istituto a cui mi fregio di appartenere, ho sporto denuncia contro l’imputato. Sono persuaso di aver così contribuito attivamente ad innescare un meccanismo che salvaguardi da un lato il buon nome e il prestigio del Banco di Credito Industriale, dall’altro i diritti dei malcapitati che tra la fine di ottobre e i primi di novembre hanno dato mandato alla propria banca ovvero si sono rivolti personalmente al nostro sportello di via dei Tigli per negoziare assegni di ragguardevole importo, spiccati in loro favore in conto pagamento, pur privi di copertura finanziaria, dal signor Italo Zace, all’epoca nostro correntista. Dai consueti riscontri contabili è infatti affiorato che il conto a lui cointestato già da un pezzo era indubitabilmente sprovvisto della liquidità necessaria per trarre tali e tanti chèques. Informata dell’accaduto, a termini di legge, la polizia, ho debitamente provveduto ad avvisare l’Autorità di Vigilanza, come esplicitamente sancito dalla normativa sui titoli di credito, e, infine, impartito istruzioni affinché il conto in parola venisse estinto d’ufficio. Ciò al fine di tutelare la credibilità del nostro Istituto di credito, il quale, a onor del vero, non era stato giammai precedentemente implicato in simili infamità. I vertici aziendali sono anzi propensi ad adire le vie giudiziali per ottenere, in aggiunta alla refusione delle spese di estinzione del conto corrente, il risarcimento dell’ingente danno di immagine subito.
PROCURATORE Bene, direttore, non abbiamo altro da chiederle. Vada pure.
Il bancario raggiunge gli uomini in penombra.
Preclaro Giudice, ai fini di un’auspicabile economia in termini processuali e temporali, reputeremmo giusto tener presente in questo processo la legittima istanza dianzi avanzata verbalmente dal dottor Scanabissi e già contenuta, in nuce, nella denuncia inclusa nel fascicolo.
GIUDICE SUPREMO Esimio Procuratore, il suo convincimento merita indiscutibilmente la nostra approvazione, dal momento che l’unificazione dei processi comunque connessi risponde ad un’esigenza primaria del sistema processuale penale valutato nel suo complesso. Siffatta unificazione, invero, oltre che assolvere la funzione di accorgimento finalizzato a conseguire un irrinunciabile risparmio di energie, di risorse e di tempo, costituisce tangibile esteriorizzazione del principio di equità.
PROCURATORE Le siamo grati, preclaro Giudice. Ella è giurista di rara, incomparabile cultura, capace di comporre in ogni circostanza il virtuale conflitto tra la formulazione generale ed astratta della norma e le ragioni di equità e di opportunità sottese alla concreta fattispecie.
Il magistrato giudicante sorride compiaciuto nel mentre che il Procuratore accentua con un’artificiosa sospensione la lode appena tributata.
Sarebbe ora profittevole ascoltare quale testimone il cavalier Riccardo Ghiglia.
GIUDICE SUPREMO Può procedere senz’altro; agente, il teste indicato può venire avanti.
Il questurino introduce un individuo macilento i cui zigomi aguzzi rivaleggiano in magrezza col mento prominente.
PROCURATORE Riferisca al Tribunale nome, cognome e occupazione.
GHIGLIA Sì, illustrissimo Procuratore. Sono Riccardo Ghiglia. Gestisco in prima persona tutta l’organizzazione commerciale della ditta “Black out”, di cui sono proprietario.
PROCURATORE Conosce il soggetto incriminato?
GHIGLIA (Scrollando il capo) Nossignore. Non l’ho mai visto né incontrato prima d’ora.
PROCURATORE Eppure lo Zace ha sostenuto, in fase di interrogatorio di polizia, di aver acquistato un apparecchio televisivo dal titolare dell’esercizio commerciale sito in vico del Gabbiano n. 7.
GHIGLIA È una madornale menzogna!
PROCURATORE Intende forse asserire che al momento della compravendita lei non era in negozio?
GHIGLIA Per l’appunto. Dell’attività strettamente di vendita si interessano i miei dipendenti Giacomo Luraschi e Nicola Oberti. Nel caso specifico la transazione è stata seguita da Luraschi.
PROCURATORE (Spiando, senza parere, l’imputato) Signor Zace, le contestiamo il delitto di diffamazione in danno del teste d’accusa.
Presumiamo che lei, cavaliere, voglia avere soddisfazione economica per il pregiudizio morale arrecatole dalle inveritiere dichiarazioni rilasciate dall’accusato.
GHIGLIA Indubbiamente, illustrissimo Procuratore! Onestà, correttezza, passione ed efficienza sono il nostro fiore all’occhiello. Episodi, altrimenti insignificanti, come quello per cui ci troviamo qui, possono ingenerare nella gente l’infondata convinzione che pecchiamo di slealtà nei riguardi della clientela. Sa, noi siamo un’impresa di media grandezza operante nel commercio al dettaglio di prodotti elettrici ed elettronici, ma basiamo essenzialmente sul passaparola la nostra politica commerciale, per la qual cosa anche una critica immotivata può rivelarsi disastrosa, compromettendo in modo irrimediabile decenni di dedizione assoluta al lavoro. Reclamo perciò che il signor Zace venga condannato al massimo risarcimento possibile per legge.
PROCURATORE Non abbiamo altre domande da porle. La possiamo congedare.
L’imprenditore si riunisce agli astanti.
Preclaro Giudice, acclusa al fascicolo potrà reperire altresì la denuncia del teste appena escusso. Raccomandiamo alla sua attenzione e sensibilità le istanze ivi racchiuse ed or ora ribadite in aula.
GIUDICE SUPREMO Senza meno, esimio Procuratore, dacché “et delicta, et noxa, caput sequuntur”.
PROCURATORE Preclaro Giudice, non possiamo dispensarci dal rinnovarle tutta la nostra stima. Di questi tempi è rarissimo imbattersi in fini giureconsulti da par suo. (Dà risalto all’apprezzamento con un’efficace interruzione)
Sarebbe ora conveniente escutere il signor Giacomo Luraschi.
GIUDICE SUPREMO La richiesta va assecondata; agente, lasci accomodare il teste.
Il Quinto poliziotto fa sì che un ragazzone ben piantato, il volto amorfo incorniciato da una rada barbetta biondiccia, si accinga a deporre.
PROCURATORE Si qualifichi dinanzi alla Corte.
LURASCHI Sono Giacomo Luraschi. Lavoro come commesso presso il punto vendita “Black out”.
PROCURATORE Riconosce l’imputato?
LURASCHI (Guardando di sghimbescio l’uomo imbavagliato, ammanettato e coi ceppi abbarbicatisi ai malleoli, simbioticamente avvinghiato alla sedia e ormai pressoché esanime sull’impiantito) Sì.
PROCURATORE Ne è sicuro?
LURASCHI Si capisce. Ricordo come fosse ieri la sera in cui comprò il TV color: era un venerdì e mancava un quarto d’ora alla chiusura. Aveva molta premura di procurarsene uno di grande formato per assistere a un incontro amichevole di calcio che sarebbe iniziato alle diciannove in punto, proprio in coincidenza col nostro normale orario di fine giornata.
PROCURATORE Come fa a rammentarsene con tanta precisione? Chissà quanti sconosciuti varcheranno quotidianamente la soglia del locale ove attende ai suoi compiti!
LURASCHI Effettivamente i clienti non scarseggiano, grazie al cielo. Per la verità la conversazione con quel filibustiere lì (lo addita) mi è rimasta impressa perché tentai di dissuaderlo dalla decisione di acquistare un articolo costoso senza prima confrontare, con la dovuta calma, prezzi e caratteristiche peculiari dei differenti modelli da noi messi in commercio.
PROCURATORE E lui le diede retta?
LURASCHI Neanche per idea. Era animato da una strana impazienza, quasi che quel match, tutto sommato di poco conto, rivestisse per lui uno speciale significato.
A dire il vero, dato che non c’era il tempo materiale di visionare la vasta gamma di televisori proposti dalla nostra azienda, mi ero persino preso la briga di suggerirgli di ripassare a suo piacimento la settimana seguente. In tutti i modi, lui non mi diede ascolto e, dopo una precipitosa guardata ai prodotti esposti, optò per un TV color Gloom da 29 pollici e pagò con un assegno bancario.
PROCURATORE Quanti elettrodomestici della medesima dimensione avete, di consueto, in mostra?
LURASCHI Perlomeno una ventina.
PROCURATORE Sta forse affermando che l’imputato avrebbe esercitato sbrigativamente la sua scelta frammezzo a cotanto assortimento, senza ricevere una, ancorché minima, delucidazione tecnica?
LURASCHI Mi ha levato le parole di bocca.
PROCURATORE Ritiene realistico che un acquirente ordinario sia dotato di una preparazione specialistica necessaria e sufficiente a farlo orizzontare in maniera autonoma fra molteplici opzioni?
LURASCHI Secondo me è improbabile, tranne che non operi nel campo specifico. Al giorno d’oggi la tecnologia, lei saprà, compie passi da gigante in breve tempo, cosicché il nostro settore, come pochissimi altri, è soggetto ad un ricambio estremamente dinamico della merce.