L’AVVOCATO D’UFFICIO
Trascorsa una manciata di minuti, a sorpresa giungono dinanzi alla guardina il Quinto poliziotto e un tizio corpulento, la fronte alta e i capelli forzatamente all’indietro impiastricciati di gel, che impugna a mo’ di arma una ventiquattrore in pelle pregiata. Il gendarme lo lascia passare, serra la cella, si mette a sedere sul pliant e prende notes e pennarello. Il recluso si risveglia proprio in quella.
AVVOCATO Buonasera, il signor Zace, vero? (Poggia la valigetta sull’ammattonato sudicio)
ZACE In persona. E lei, invece, chi sarebbe?
AVVOCATO Oreste Salvini, il suo difensore. Lieto di conoscerla! (Ponderando le dimensioni dello stambugio) Biagio Zace?
ZACE No, Italo. Biagio era mio padre.
AVVOCATO Non è balzano? Sulla nota trasmessami dagli uffici del Tribunale è indicato chiaramente Biagio. Non è che ha un secondo nome? In tal caso si spiegherebbe tutto.
ZACE (Scocciato) No, soltanto uno.
AVVOCATO Deve trattarsi di un mero errore materiale. Lo farò presente al più presto al Cancelliere.
ZACE Che importanza può avere in questo frangente una stupida svista? Non è più impellente controbattere le accuse scagliatemi addosso?
AVVOCATO Al contrario! La questione è di estrema rilevanza. (Mirando un punto nel vuoto) Peraltro non mi consta che lei sia dotato di una spiccata attitudine in campo giuridico, tant’è che s’è cacciato in un bel ginepraio sua sponte...
ZACE Avvocato, è qui per difendere me o la parte avversa?
AVVOCATO (Ostentatamente meravigliato) Ma lei, è lampante!
ZACE Eppure io non l’ho nominata.
AVVOCATO Sono qui in forza di un’ordinanza motivata del Tribunale.
ZACE Ragion per cui non le scucirò nemmeno un soldo!
AVVOCATO Lo credo bene. Non si trova nella condizione giuridica di poterlo fare, stante che quel che rimane del suo patrimonio personale è stato assoggettato a provvedimento di sequestro conservativo, in attesa degli esiti processuali.
ZACE (Basito) Non lo sapevo.
AVVOCATO Adesso ne è al corrente.
ZACE Mi tolga una curiosità: chi le salderà, allora, la parcella?
AVVOCATO Lei, ma indirettamente. È agevole pronosticare che i suoi beni verranno venduti all’asta giudiziaria, per soddisfare, col ricavato, al netto delle spese legali e giudiziali, i suoi creditori.
ZACE Se dunque, pur contro la mia volontà, sono costretto ad arricchirla, esigo che lei sfoderi gli artigli e sbrogli la matassa!
AVVOCATO Lo farei di buon grado, se non fosse impresa impervia. A quanto pare, però, non c’è da stare allegri per niente.
ZACE (Sconfortato) Il mio destino è già segnato?
AVVOCATO Le restano poche buone mosse da giocare.
ZACE Quali? Mi dica! Presto...
AVVOCATO (Scrutandolo con la coda dell’occhio) In primis et ante omnia dichiararsi colpevole...
ZACE Colpevole di che? Di aver messo in funzione un televisore?
AVVOCATO Di quello, per iniziare. Dovrà altresì riconoscere di aver attentato alla pubblica incolumità nonché di aver opposto resistenza, oltraggiato e calunniato dei pubblici ufficiali di polizia.
ZACE Che beneficio potrei trarre falsificando la realtà come lei spudoratamente mi propone?
AVVOCATO Mi consenta di terminare e ne verrà reso edotto.
ZACE Non la interromperò più, se questo desidera.
AVVOCATO (Si accomoda, con le mani grassocce e sudaticce, la regimental a strisce gialle e nere) Perfetto! Ammettendo la colpevolezza per gli anzidetti delitti mi offrirebbe il destro di percorrere la strada, ancorquando impegnativa, della colposità dei reati di truffa aggravata e di emissione aggravata di assegni senza provvista. Viceversa, per il concorso in acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti sembrerebbe, per sua buona sorte, che la prova a disposizione degli organi inquirenti non sia ancora completa. Sussiste, pertanto, la fondata possibilità di sostenere in dibattimento la sua assoluta estraneità alla vicenda criminosa, accollando l’intera responsabilità alla sua consorte.
ZACE Ma che cavolo va farneticando? Mia moglie non è mica una tossicodipendente!
AVVOCATO A ogni buon conto, per intanto lei, signor Zace, ha già capi d’imputazione a profusione a cui pensare, per preoccuparsi di chicchessia! (Lisciandosi accuratamente la chioma corvina oltremisura) Solo applicando alla lettera i miei suggerimenti può augurarsi di cavarsela in maniera egregia.
ZACE Aderendo alla sua impostazione, che speranze avrei in termini di riduzione della pena? Poiché una pena ci sarà, non è vero?
AVVOCATO Poena est noxae vindicta! Non è in mio potere evitarlo.
ZACE (Isterico) Cos’è, dunque, in suo potere?
AVVOCATO Cercare di persuadere la Corte della buona fede del mio assistito, così da lucrare un considerevole decremento di pena, in virtù della potestà ampiamente discrezionale sancita dalla legge penale in fatto di irrogazione della sanzione, sebbene non si possa rinvenire nello ius conditum alcun riferimento alla colposità della truffa aggravata e dell’emissione aggravata di assegni senza provvista. Mi sta seguendo?
ZACE Sì, ma non potrebbe, più semplicemente, dimostrare la mia innocenza?
AVVOCATO (Spolverandosi carezzevolmente i granelli di forfora ammassatisi sulle spalle del doppiopetto sorcino assai sgualcito) Gliel’ho accennato poc’anzi. Siffatta strategia difensiva non sarebbe credibile, date le sue reazioni inconsulte nei confronti degli investigatori. Del resto, ci troveremmo di fronte all’insormontabilità di una probatio diabolica.
ZACE (Stizzito) Mi sta annunciando che non ho alternative?
AVVOCATO Giustappunto. Lei è, se così si può dire, tra l’incudine di una condanna piena per l’attentato alla pubblica incolumità, la calunnia, l’oltraggio e la resistenza a pubblici ufficiali, nonché l’esercizio abusivo della professione di perito elettrotecnico, ma inferiore al massimo edittale, in considerazione della sua buona fede – sempre presunta, beninteso! – per gli altri due delitti ascrittile, e il martello di una condanna integrale per tutti e sette i reati. Tutto ciò, ça va sans dir, prescindendo dalla spada di Damocle che pende sul suo capo per via del concorso in acquisto e detenzione di sostanze stupefacenti.
ZACE (Studiando una chiazza verdognola sul soffitto) In conclusione, mi corregga se dico scempiaggini, sono incolpato, pur non avendone commesso nessuno, come minimo di una mezza dozzina di crimini e debbo necessariamente scegliere fra una pena più o meno grave. Come se non bastasse, nella sciagurata ipotesi che lei non riuscisse a provare durante il processo che non ho nulla a che vedere con questa inverosimile storiaccia di droga, mi ritroverei sul groppone un nuovo tremendo macigno. Giusto?
AVVOCATO Quantunque non addentro alle questioni giuridiche ha focalizzato ineccepibilmente la problematica di fondo.
ZACE (Sovrappensiero) Sono in un vicolo cieco...
Inserita la doppia combinazione a tre cifre, il legale sblocca la ventiquattrore e, con un agile movimento, trae dallo scomparto centrale un foglio protocollo uso bollo, già redatto, per porgerlo a Zace. Estrae poi dalla tasca interna della giacca la stilografica in ebanite nera e argento.
AVVOCATO Acconsente al patrocinio?
ZACE (Dopo un attimo di titubanza) No, affatto! Non voglio rispondere di colpe non mie.
Senza batter ciglio il difensore ridispone ordinatamente la penna e il foglio, ruota le rotelline della combinazione e aziona i pulsanti di chiusura della valigetta.
AVVOCATO Poco male! È una sua risoluzione, deprecabilissima, ma legittima. Avanzerò alla Corte l’istanza di abbandonare la difesa.
ZACE Prima si leva di torno e meglio è, ottuso burocrate che non è altro! E non si azzardi a toccare un solo centesimo dei miei quattrini! Altrimenti io la... io la strangolo con le mie mani!
AVVOCATO Non si crucci più di tanto: non abbisogno del suo danaro per condurre un’esistenza all’insegna del decoro. Mi limiterò ad approntare il rendiconto del mio operato e sarà il Tribunale a provvedere in merito. D’altro lato, pur capitolando alla fantasia più sfrenata, non riesco a figurarmi a cosa potrebbero d’ora innanzi giovarle i suoi averi.
ZACE (Fuori di sé) Si occupi degli affaracci suoi, avvocato dei miei stivali e sappia che se c’è una giustizia con la “g” maiuscola nessuno potrà negare impunemente la mia innocenza!
AVVOCATO Evidentemente non ha cognizione della dicotomia fra verità storica e verità processuale.
ZACE (Smorzando man mano il tono) La verità è una sola, scimunito! La verità è che io sono innocente!
AVVOCATO Peggio per lei! Se scoperchia il vaso di Pandora s’attirerà l’imponderabile. Non può nemmeno intuire i rischi a cui la espone la sua pervicacia! Dura lex, sed lex!
ZACE È inutile che scomodi il latino e la mitologia greca per impressionarmi. Di questa terribile avventura darò presto notizia ai mass media ed allora tutti, dal primo all’ultimo, dovrete presentarmi le scuse per l’accaduto e risarcirmi per avermi trattato alla stessa stregua del peggiore dei malviventi.
AVVOCATO Stando così le cose non posso che constatare che, avendo lei del tutto perduto il lume della ragione e il senso della concretezza, è sostanzialmente infruttuoso seguitare su questa linea.
Fa intendere alla guardia di volersene andare.
Addio!
Il sorvegliante apre la porta a sbarre; il difensore d’ufficio esce con un sorriso sardonico stampato sulle labbra umettate.
ZACE Alla malora!
AVVOCATO Ha annotato, agente, le ingiurie e la minaccia di morte dirette in malo modo alla mia onorata persona? Ricorrono gli estremi dei reati di minaccia aggravata e diffamazione.
QUINTO POLIZIOTTO (Sprangando l’ingresso) Stia tranquillo, avvocato, ho preso nota di ogni sillaba.
Il legale, strisciando le scarpe, si inoltra in una specie di cunicolo.
ZACE Scriva, sbirraccio idiota, scriva pure! Sa cosa se ne può fare dei suoi scarabocchi?
QUINTO POLIZIOTTO No, attendo istruzioni, caporale.
ZACE Li usi al cesso, che è il luogo che più le si addice!
Il gendarme appunta le ultime parole dell’indiziato e se ne va bel bello, canticchiando un motivetto fra sé e sé.
Per circa un’ora, mentre le gambe non trovano requie nell’ingrata prigione, la mente di Zace alterna momenti di totale incapacità di concentrarsi su alcunché di determinato, a momenti di febbrile agitazione, vagando fra insani propositi e pensieri sconclusionati. Uno scalpiccìo repentino spezza l’altalenante susseguirsi di stati d’animo.